Bloovery: la startup per inviare fiori a domicilio con un clic

 In Intervista alla startup
bloovery intervista specialisti del web

Oggi intervistiamo Simone, CEO di Bloovery: la startup che ti permette di inviare fiori a domicilio tramite app.

Ciao Simone e benvenuto nel nostro blog. Siamo curiosi di sapere come è nata l’idea e quali sono i progetti per il futuro 😉

Iniziamo!

Simone, per chi non ti conoscesse, raccontaci un pò chi sei e cosa fa Bloovery.

Ciao a tutti i lettori di Specialisti del Web.

Ho avuto tre vite lavorative. Sono stato responsabile dell’ e-commerce di Vodafone in Italia per sette anni, quando ancora si chiamava Omnitel. Poi ho lavorato come amministratore delegato nell’azienda di famiglia che si occupava di allestimenti verdi, giardinaggio per ambiente. E come terzo step ho messo insieme l’amore per l’ e-commerce con quello dei fiori e ho creato un’e-commerce di fiori: Bloovery. Creato con due co-founder: un collega di Vodafone che si occupa di marketing e mio fratello che è il vero intenditore di fiori.

i fondatori di bloovery: simone e michele

Bloovery è ispirata ad alcune startup americane e nasce dall’idea che gli attuali attori leader di mercato del settore flower delivery hanno un approccio molto antico e analogico, con pochi automatismi. Noi abbiamo quindi cercato di snellire il sistema e rendere i prezzi più accessibili.

Tramite app si possono scegliere, ordinare con aggiunta di frase, pagare e far spedire i fiori a domicilio, a chi vuoi!

 

 

 

Ecco come funziona!

A chi si rivolge Bloovery?

Essenzialmente a un mercato B2C, arriviamo in tutta Italia tramite 400 fioristi.

Da poco abbiamo aperto al mercato B2B dove vendiamo fiori all’ingrosso importati dall’Olanda. In questa realtà siamo davvero i primi.

Chi è il cliente tipo che compra fiori su Bloovery?

Ci rivolgiamo principalmente a un pubblico maschile tra i 25-40 anni che non hanno mai usato il servizio di flower delivery, più giovane rispetto a quelli che usano Interflora (che è il leader di mercato). Li definirei abbastanza tecnologici, di solito non si erano mai avvicinati a questo servizio.

Dopo l’acquisto mandiamo una survey e l’80% di quelli che comprano su Bloovery non avevano mai acquistato fiori prima.

Quindi come utilizzate il digital marketing per farvi trovare da questi nuovi utenti del settore?

Abbiamo fatto diversi tentativi, con molti errori, come è giusto che sia.

Siamo quindi arrivati alla conclusione che in Italia, il fiore lo compri solo se ne hai bisogno. Facebook che stimola il bisogno latente non ha funzionato. Abbiamo ottimizzato Google ads e in questo modo riusciamo a captare proprio quando le persone cercano i fiori online. Qui il risultato è immediato, il rovescio della medaglia è che quando spegni gli ads il traffico si esaurisce quasi del tutto.

A brevissimo ci concentreremo sul SEO, sappiamo che ci vorrà più tempo ma almeno il risultato sarà duraturo.

Interessante. Vuoi dirci qualcosa i più sulla campagna che stata facendo su Eppela?

Abbiamo già fatto due campagne equity di crowdfunding: nel 2017 abbiamo raccolto 70.000 € e nel 2018 altri 55.000 €.

Lo scorso aprile abbiamo partecipato a un bando pubblico di Invitalia chiamato “Smart&Start” e abbiamo vinto 300.000 €.

Su Eppela stiamo facendo una campagna reward in partnership con Poste Italiane. L’obiettivo è quello di raccogliere 5.000 € in cambio di sconti o regali floreali, se raggiungiamo l’obiettivo Poste Italiane raddoppierà l’investimento.

Una curiosità: avete il magazzino?

No, non abbiamo nulla. Il modello di business si basa su una rete di fioristi che sono nostri associati. Quando arriva un ordine noi lo giriamo al fiorista di zona e lui esegue il bouquet e la consegna. Noi siamo completamente e puramente digitali. Non abbiamo magazzino e non compriamo fiori.

Per il lato B2B compriamo i fiori all’asta in Olanda da grossisti molto grossi ma li compriamo solo sul venduto. Quando i nostri clienti comprano sull’app, noi compriamo i fiori e il giorno dopo gli arrivano a domicilio.

Quali sono i progetti per il futuro di Bloovery?

Per la parte B2B arrivare a coprire tutto il nord-centro Italia.

Per la parte B2C oltre alla continua crescita in Italia, a Gennaio andremo in Spagna perché vorremmo provare l’internazionalizzazione e abbiamo trovato molte similitudini con il mercato italiano. Un flower delivery non si può limitare a un paese solo perché non sarebbe sufficiente.

In bocca al lupo Simone e grazie per il tuo racconto!

 

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Dietro Specialisti del Web ci sono due giovani, Alessio e Giulia, che vogliono contribuire alla diffusione dell’informazione sul mondo delle startup italiane.

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