Ofree: la startup per donare gratuitamente giocando ai videogames

 In Intervista alla startup
ofree startup italiana

Oggi intervistiamo Nicolò Santin, Co-founder e CEO della startup italiana Ofree.

Scopriamo insieme cosa fa, che problema vuole risolve e dove vuole arrivare.

Ciao Nicolò e benvenuto!

Iniziamo!

Nicolò raccontaci un pò della startup che hai fondato: cosa fa e che problema vuole risolvere?

Ciao ragazzi!!

Qual è il problema che Ofree vuole risolvere? Il fatto che molte persone vorrebbero donare agli enti non profit ma la maggior parte di queste non lo fa, essenzialmente per due motivi: le scarse disponibilità economiche e la mancanza di trasparenza su come vengono impiegati i fondi raccolti da parte degli enti non profit.

Un altro problema che abbiamo riscontrato, lato aziende, è che queste hanno sempre più difficoltà a comunicare con il loro pubblico di riferimento e quindi necessitano di mezzi più coinvolgenti per parlare con quello che è il loro target.

La soluzione è Ofree, una piattaforma che connette persone, aziende ed enti non profit tramite i videogiochi.

Ofree è una startup che nasce per permettere alle persone di convertire il tempo che queste trascorrono giocando ai videogiochi in donazioni agli enti non profit. In altri termini, consente di far donare le persone senza che queste mettano mano al portafoglio, semplicemente giocando.
Qui lo spiego con un video!

Chi è quindi il target di Ofree?

Non sono i ragazzi under 20, visto che questi preferiscono i giochi seri su console e pc come Fortnite, Fifa o League of Legends ma piuttosto tutti coloro che giocano ai videogiochi nel loro tempo libero.

Raccontaci come è nata l’idea!

Potrà sembrare assurdo, ma l’idea è nata dal video Gangnam Style di PSY. Infatti, dopo aver scoperto che il cantante PSY aveva ricevuto diversi milioni di dollari da YouTube dopo il primo miliardo di views visti gli introiti pubblicitari, ho subito pensato di creare un video, convincere il mondo intero a guardarlo e donare i ricavi derivanti dalla pubblicità del video. Così le persone potevano donare senza spendere. Semplice no? Mica tanto!

Lasciando perdere che ho scoperto pochi giorni dopo che YouTube vieta di promettere di destinare quegli introiti a terzi, il problema vero era quello di “convincere il mondo” a guardare il video.

In quel periodo all’università stavo frequentando un corso di marketing non convenzionale ed ho scoperto gli advergame. Pochi mesi dopo dovevo scegliere l’argomento della tesi di laurea magistrale in Economia e ho scelto proprio di approfondire questa idea e di studiarne la sua effettiva validità. Il risultato finale è stata una tesi di 700 pagine, con 40 interviste ad esperti e oltre 2200 questionari.

Curiosità: per ottenere in poco tempo un buon numero di questionari cartacei sono andato in spiaggia a Jesolo con i miei quattro cuginetti di 10 anni e gli ho fatto mettere una maglietta con scritto “se compili un questionario ti regaliamo un sorriso”. Avevamo la coda di gente per compilare il questionario! (n.d.r : qui la storia “Da Treviso alla spiaggia: il ragazzo che regalava sorrisi”)

nicolò santin fondatore ofree

Ci dai qualche numero di questo mercato?

In Italia, secondo gli ultimi dati AESVI, vi solo oltre 25 milioni di videogiocatori, ossia quasi un italiano su due, e il numero di gamers adulti è in costante crescita. Inoltre, 3 persone su 4 sarebbero disposte a donare di più alle organizzazioni non profit se avessero maggiori disponibilità economiche.

Come vi state facendo conoscere? Fate attività di digital marketing?

Facciamo attività di web marketing ma in questa fase stiamo gestendo tutto noi e il traffico che abbiamo sul sito e sui canali social è organico. Attualmente siamo in fase di post MVP, dato che la beta è andata alla grande e stiamo completando lo sviluppo della piattaforma che sarà a breve disponibile. Una volta sul mercato prevediamo sicuramente degli investimenti in digital marketing, a livello di SEO, Social ads e influencer marketing.

 

Sbaglio o adesso andrete in Silicon Valley?

Esatto, tra pochissimo partiremo per la Silicon Valley, visto che siamo stati selezionati da Plug&Play, uno dei migliori acceleratori di startup a livello mondiale. Visto che il costo della vita a San Francisco è follemente elevato abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi sul sito Gofundme.

In una settimana abbiamo raccolto 5.000 euro da oltre 130 persone. Questa campagna ci ha permesso non solo appunto di raccogliere fondi, ma anche di farci pubblicità sempre in modo organico. Infatti, la campagna ha avuto più di 1.000 condivisioni su Facebook, incrementando notevolmente il traffico sui nostri canali.

Che cosa ti aspetti da questa nuova esperienza?

Da questa esperienza di tre mesi in Plug&Play ci aspettiamo di imparare, crescendo sia a livello personale che professionale, di perfezionare il nostro prodotto, di creare un ponte con le maggiori multinazionali, di presentare ogni giorno il nostro progetto a investors da tutto il mondo e soprattutto fare networking: tra le stanze di Plug&Play, agli Starbucks o alla fermata del bus. Come sempre: network al massimo!

Ultima domanda: l’obiettivo per quest’anno?

Voglio donare un miliardo di euro entro il 2020!

Grazie mille Nicolò per averci trasmesso il tuo entusiasmo! Noi ti facciamo un grosso in bocca al lupo e speriamo di sentirti mentre sarai in Silicon Valley!

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