Abbattiamo insieme il tabù del fallimento

 In Impariamo dai fallimenti
riscatto del fallimento

Ho sbagliato più di 9.000 tiri nella mia carriera, ho perso quasi 300 partite, 26 volte hanno lasciato a me il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito più e più volte nella mia vita, ed è per questo che ho avuto successo.

Le celebri parole di Michael Jordan in uno spot Nike del 1997. La frase divenne così famosa che, nel 2010, venne stampata nell’intersuola delle scarpe Air Jordan.

ll fallimento non è un concetto negativo. Si prova, si fallisce, si impara e ci si rialza. La maggior parte delle startup fallisce. Questo è un dato di fatto.

Fino ad ora abbiamo fatto interviste a startup italiane che stanno funzionando con successo, ma questa è solo una parte della realtà. Ed è per questo che, se vogliamo provare a ridurre il tasso di insuccesso, dobbiamo parlare anche dei fallimenti, in modo tale da imparare dagli errori passati per tentare di evitarli in futuro.

Questo articolo vuole essere il nostro incipit verso l’apertura del racconto del fallimento delle startup in Italia.

Quando una startup fallisce, fallisce l’idea o l’esecuzione ma non la persona che ci sta dietro, anzi. La persona o l’intero team si arricchisce di un importante bagaglio di esperienze utili a costruire qualcosa di nuovo, migliore.

Raccontando la storia di chi ha sbagliato e si è rialzato vorremmo infondere nei giovani che hanno idee:

  • il coraggio di testarle,
  • la determinazione per portarle avanti,
  • la flessibilità nel cambiare rotta quando serve,
  • l’accettazione degli errori come trampolino di lancio per nuovi obiettivi

Ma da dove partire? Dove trovare esempi, casi, founder da intervistare, persone che si sono rimesse in gioco?

Analizzando il database di Autopsy, che raccoglie i racconti delle startup fallite di tutto il mondo, ci siamo stupiti del fatto che sia praticamente impossibile trovare informazioni su startup italiane. Informazioni difficili da reperire anche sul web in generale.

Il motivo è che purtroppo c’è ancora un grosso pregiudizio nei confronti di chi fallisce. Un tabù.

Il fallimento è ancora visto come una colpa professionale e personale e il fallito diventa così un perdente per la società. Questa tesi è stata supportata perfino dalla legge italiana. Infatti, fino al 2006 (anno della riforma della legge che regola la materia) chi falliva veniva registrato nel “pubblico registro dei falliti”, dal quale si poteva essere cancellati solo con una sentenza di “riabilitazione”. Non solo: prima di questa data, la disciplina voleva che l’imprenditore non potesse neanche votare nei 5 anni successivi alla sentenza o allontanarsi dalla sua residenza senza previa autorizzazione del Tribunale.

Non è così ovunque.

In Silicon Valley fallire è ammesso. Come dice il CEO di Google, Sundar Pichai, nel seguente video. “In Silicon Valley, if you fail it’s a badge of honour”: il fallimento è una medaglia al merito, perché le persone ne escono con un bagaglio di conoscenze che potranno utilizzare per creare qualcosa di più grande. Prendersi rischi, nel lungo periodo, viene premiato.

You will get many opportunities to reinvent yourself. If it doesn’t work the first time, you can try again.

Siamo alla ricerca di persone che hanno lavorato su un progetto imprenditoriale per poi abbandonarlo e creare qualcosa di migliore. Anche di persone che hanno sbagliato, hanno capito che non erano portati per la strada imprenditoriale e hanno esplorato altri mondi.

Vogliamo raccontare la loro storia, i loro errori, cosa hanno imparato da essi e come hanno utilizzato questa loro esperienza per rialzarsi e per costruire altri progetti.

Andrea Dusi nel suo libro “Come far fallire una startup ed essere felici” spiega che l’insuccesso è una lezione per ripartire, e che non ci siano colpe da assegnare, ma solo errori da non ripetere.

In Italia non c’è la cultura del fallimento, ma lui, come noi, è convinto che il segreto per avere successo sia imparare dai propri errori e da quelli degli altri.

Un fallimento non mette mai la parola fine, ma può essere l’incipit di una nuova storia.

Ecco un esempio italiano, Andrea Visconti, che apprezziamo estremamente per il coraggio, l’autoironia e la profonda metafora che vuole trasmettere tramite una fiaba che racconta il fallimento della sua startup, Sinba:

Vorremmo te, Andrea, e molti altri coraggiosi sul nostro blog, per poter raccontare la vostra storia e imparare da voi, sfatando così il tabù tutto italiano sulla analogia “fallimento startup=fallimento della persona”.

Se pensi di essere uno di questi, o se conosci qualcuno che potrebbe essere interessato a raccontare la propria esperienza, scrivici.

Dietro Specialisti del Web ci sono due giovani, Alessio e Giulia, che vogliono contribuire alla diffusione dell’informazione sul mondo delle startup italiane.

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